Giorno 328

Ogni volta che passavo davanti a questa casa, rallentavo per osservarla.

Mi piaceva da morire da prima che guidassi quando a volte, di domenica, costringevo mio padre a portarmi a vederla.
Mi piaceva che fosse dietro ad un cancello, protetta e distante, bianca e fiera, con il suo cortile e le sue piante monumentali.
Mi piaceva il rigore delle sue forme ed il fatto che fosse diversa da tutte le altre, unica.
Immediatamente dopo il terremoto, sono andata a sincerarmi che fosse ancora lì. E lì era, questa casa che tanto amavo.
E poi l’ho vista tutta impacchettata e di nuovo libera dalle ferite, guarita e più solida di prima.
E tanto l’ho amata, questa casa che quando ho deciso che il tempo a casa di mia madre fosse finito, ho preso i miei figli e li ho condotti davanti a questo cancello che per una strana combinazione degli eventi si è aperto e ci ha accolti.
Allora oggi quando mi chiedono sei tornata in centro devo rispondere la verità che in centro non avevo mai abitato ma ci sono venuta di proposito, solo per questa casa che ho sempre amato e per questa città che l’abbraccia e la rende ancora più bella.
Non so quanto a lungo vivrò tra queste mura. Ma il fatto di poterle respirare insieme ai miei figli è, per me, una conquista.

 

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