Altre storie. Cose nostre.

Cosa sto facendo? È giusto così? E se invece stessi sbagliando?

Sono domande che mi pongo tutti i giorni. Ho due figli uno adolescente quasi, l’altro due anni più piccolo. Il padre non vive con noi, non vive neanche in Italia. Ci salutiamo la mattina davanti la scuola e ci ritroviamo la sera, al campo da Rugby, quando vado a prenderli, terminati gli allenamenti, una manciata di minuti prima delle 20.00.
Lavoro tutto il giorno, dal lunedì al venerdì. Loro vanno a scuola, il pomeriggio studiano e poi si dedicano allo sport, dal lunedì al sabato. Il fine settimana, se i ragazzi giocano, li accompagno all’autobus della squadra e li recupero a sera. Se, invece, sono liberi, il grande inizia ad uscire con i compagni di classe; il piccolo, riesco a godermelo un pochino, ma sempre che lui abbia voglia di stare con me. A volte, infatti, mi preferisce all’amico del cuore e va benissimo così.
Ho tante cose da fare, d’altronde, il fine settimana; tutto quello che mi trascino dentro casa e che, comunque, detesto fare e che, in ogni caso, compromette quello che dovrebbe essere il mio tempo libero.

Ho iniziato da poco anche un master, che mi impegna due sabati al mese, per molti mesi ancora.
” Era proprio necessario?”, ha commentato mio figlio grande.
“E sì che era necessario, amore di mamma. Bisogna studiare sempre, approfondire e crescere e crearsi opportunità nuove anche in ambiti diversi. Bisogna essere flessibili. Anzi, come dice il mio Presidente, bisogna essere duttili.”

“E cosa vorrebbe dire duttili?”, chiede il piccolo.
“Cercalo sul vocabolario, amore e poi ne parliamo.”

“dùttile agg. [dal lat. ductĭlis, der. di ducĕre «condurre», part. pass. ductus]. – 1. Di materiale che può subire, sotto l’azione di forze di trazione, deformazioni plastiche rilevanti in modo da poter essere ridotto con facilità in fili o anche in fogli sottili: metalli d., come il rame, lo stagno, lo zinco, e, tra i metalli nobili, il platino, l’oro e l’argento. 2. fig. Arrendevole, malleabile: carattere d.; mente d., che apprende con facilità, che può applicarsi a studî diversi; stile, verso duttile. E quindi mamma, tu sei duttile?”

“Ci provo, amore mio, ci provo. E dovreste provarci anche voi. Non aspettiate mai che le opportunità vi piovano addosso. Cercatele sempre e confrontavi col mondo. E soprattutto imparate a non sentirvi subito arrivati ché le strade sono lunghe e non sempre confortevoli. Se potete, scegliete, altrimenti mettevi in condizione da non farvi fagocitare da quello che, comunque, dovete fare.”

“Va tutto bene mamma, ma ci vediamo poco.” Bofonchia il grande.
“Si, hai ragione, ci vediamo poco. Ma quando stiamo insieme stiamo benissimo e ci divertiamo anche.”

“Ma se stai sempre stanca!”, ribatte il piccolo, lagnandosi.
“Sì, spesso sono stanca e anche nervosa. Spesso vorrei solo dormire e altrettanto spesso vorrei mollare tutto e ritrovarmi lontanissimo, a pancia all’aria. Ma io non rendo conto solo a me stessa di quello che faccio. Io ho voi, devo garantirvi il presente e darvi gli strumenti affinché voi possiate affrontare il futuro con coraggio e passione. Non lo so se sono una brava madre, davvero, mi faccio sempre un sacco di domande. Però, sappiate, che cerco sempre di dare il massimo.”

“Si però, giacché sei duttile, vedi di non deformarti in modo da poter essere ridotta con facilità in fili o fogli sottili. Che noi ti vogliamo intera.”
Il grande sentenzia sempre, quando apre bocca. E mi mette costantemente allo specchio.
E riparto con le mie solite domande, la paura, l’incertezza; costantemente confusa tra dovere e piacere.

Dove dovere è il dovere di fare la madre e piacere è il piacere di essere madre.
In cerca di risposte o meglio in corso di sperimentazione, passano i giorni. Sono passati gli anni, a dire il vero. Presto loro saranno fuori ed io continuerò a riempire fino all’orlo i miei giorni, nella convinzione o forse nella presunzione che, anche a distanza, potrò essere d’esempio.

Stasera, intanto, farò vedere loro questo video, di Steve Cutts. E ricominceremo con le domande.

 

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