Giorno 536

Una riflessione

Delle giornate di festa, mi stupisce il silenzio. Un silenzio interrotto ogni tanto dal gracchiare delle cornacchie o da una macchina che passa.

E allora penso che vivere in centro sia ora come stare sospesi. Mi spiego.

Un centro vivo solo di notte, non è un centro. O non è ancora un centro.

Di giorno di rumore ce n’è fin troppo. Sì ma non è ancora il rumore del centro. É un rumore propedeutico al centro che sarà. Gli operai che si parlano da un impalcatura ad un’altra, le betoniere, gli allarmi delle gru in movimento, i martelli pneumatici.

Ecco in questo centro mancano i rumori o meglio i suoni di coloro che il centro lo vivono, di giorno e di notte. Ovvero lo abitano. Manca la gente per strada, i bambini nelle piazze, le radio accese, i vecchi sulle panchine. O meglio, manca la continuità diffusa di tutte queste immagini, la quotidianità.

Manca la gente nelle case. Ecco cosa manca.

É un po’ come stare a Cinecittà. Di giorno c’è il rumore della ricostruzione anche quella silenziosa dei negozianti. Di notte c’è quello degli studenti o degli aquilani stessi che vivono il centro nei locali.

Tutti rumori a tempo determinato.

Tutti sipari che calano, restituendo al centro il suo silenzio surreale. Nell’attesa che in tutte le case, ma proprio in tutte, tornino vivi i rumori che quel giorno ci furono rubati.

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