Va dove ti porta il cane

Il cane ti porta in giro e tu vai. Ti fermi perché lui si ferma, cammini perché lui cammina. Soste infinite ad annusare un centimetro quadrato e tu ti chiedi ogni volta che cazzo c’avrà da annusare.

Finché non impari a riflettere l’emerso ovvero tutto quello che hai sempre ignorato, distrattamente, camminandoci sopra. È allora che cominci ad identificare le macchie.

Macchia esplosa, viola scuro, costellata di pezzettoni di roba pur’ essa violacea: postumi del giovedì universitario;

macchia piatta dai contorni rotondeggianti: pipì di cana;

macchia all’angolo, in verticale, a 20 cm da terra: pipì di cane;

macchia al muro, a mo’ di goccia ma più grande, verticale, a 10 cm da terra: pipì di gatto;

macchia marrone, spiattellata, in genere oblunga: vado oltre;

macchia bianco/ grigio abbastanza grande in corrispondenza dei tombini: scolatura secchio muratore, tipica dell’Aquila;

macchia delle dimensioni di un euro, nera, rialzata, rotondeggiante: gomma da masticare spiaccicata;

macchia rotonda spiattellata rialzata, almeno tre volte un euro: guscio di castagna americana;

macchia pelosa incrostata secca, in genere nera, comunque deforme: gatto sfrittellato e ripassato più volte.

E milioni di altre macchie e segni del passaggio di una vita qualsiasi, cui prendiamo confidenza grazie all’attenzione ossessiva del tuo cane. Che è lì, col muso radente l’asfalto, che tira su come un aspirapolvere tutto quello che trova.

Una volta sono riuscita a barattare un pugno di crocchette con un oggetto poi identificato come tampax; usato, ca va sans dire. Un’altra volta, invece, gli ho tolto di bocca un tappo di sughero di una bottiglia; forse la cosa più sana che ha tentato di ingoiare per strada, dove albergano pezzi di pane secco, cicche, bicchieri di plastica, cannucce, lattine, biglietti dell’autobus, pezzi di vetro, carta di giornale, buste di plastica, ossa, una scarpa ogni tanto, legnetti, l’erba ai bordi, cumuli di sabbione, cataste di sampietrini, cacche intatte, forchette, carte delle gomme da masticare, pacchetti di sigarette, fazzoletti di carta e milioni di altre cose che il tuo cane punta da lontano e inizia a tirare.

E tira, tira, tira, tira e non molla finché non le stringe tra i denti. E poi ti guarda e ti dice: e mo’ vediamo se me la togli di bocca e tu gliela togli e lui ne raccoglie subito un’altra e un’ altra ancora, finché non lo porti indietro con qualcosa tra i denti che tu non avrai mai identificato perché, arrivati al cancello, il cane la ingoia e ti fissa con occhi languidi e tremuli.

E sai già, che le ore a venire sarai bersaglio di puzze insostenibli e che forse è il caso che andiate di nuovo a farvi un giretto fuori. E tu vai, vai dove ti porta il cane. E giorno dopo giorno, ti accorgi di non poterne più fare a meno.

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