The day after

Ma’…

Dimmi amo’!

A Capodanno faccio veni’ un po’ di gente a casa e tu dormi da Carlo.

Scordatelo.

Essù ma’.

A capodanno vi trovate una casetta e fate il comodo vostro.

Vabbè, facciamo così: tu ci aiuti a trovare ‘na casetta e noi organizziamo ‘na festa.

Siamo ai primi di dicembre

Ma’, l’hai trovata la casetta?

Amore, no! Ho girato in lungo e in largo, niente di niente!

Allora viene un po’ di gente a casa e tu vai da Carlo.

Amore, no e poi no!

Jamo sù, solo quelli più stretti.

Cioè?

Na ventina…

Scordatelo!

Siamo nella prima decade di dicembre

Michela ma lo sai che Riccardo sta organizzando il capodanno a casa tua?

Sì, lo so ma dice che sono una ventina. Ancora non gli ho dato il permesso ma, tutto sommato, è meglio che stiano a casa piuttosto che vadano in giro.

Siamo a ridosso della seconda decade di dicembre.

Ma’, allora a Capodanno stiamo a casa.

Va bene.

Sul serio?

Oddioooooooo, ti amooooooooo!

Smettila di fare il ruffiano.

Vado a fare subito ‘na chat.

Michela, tuo figlio ha invitato già 30 persone.

Ah, e dove si mettono?

Non lo so ma vedi di arginarlo sennò ti viene tutta L’Aquila.

Siamo più o meno intorno al 15 dicembre

Ma’, allora siamo ‘na quarantina

Come come?

Non ti preoccupare, ho già un piano d’azione. Spostiamo tutti i mobili e leviamo le cose che si rompono. Tu vai da Carlo e noi poi dormiamo tutti a casa con il sacco a pelo. Puliamo tutto noi, stai tranquilla. Quando rientri trovi la casa linda e pinta.

Ma come 40? Ma non avevi detto i più stretti?

Sì, ma Flavio porta i suoi più stretti e pure Claudio porta i suoi più stretti; con i miei più stretti siamo giusto 40.

Amore, no! Te lo puoi scordare! Fino a 20, ci siamo. Oltre, la situazione diventa logisticamente insostenibile.

Fu stabilito il 20 dicembre

Michela, guarda che Riccardo ha invitato 40 persone! Ti smontano la casa.

Ma se ieri avevamo chiuso a 20!

Macché! Ho visto la chat, sono giusti giusti 40

È il 23 dicembre, Riccardo e Rocco stanno partendo per la Croazia. Rientro previsto per il 30.

31 dicembre, ore 10 del mattino.

Allora, ma’. Sopra è tutto pronto. Mo spicciamo sotto e stiamo a cavallo.

Richi, cercate di non farvi sfuggire la situazione di mano.

No ma’, tranquilla. Abbiamo individuato dei tutor che vegliano su piccoli gruppi di persone e, se qualcuno sgrava, lo riempiono di mazzate.

Amo’, non è che vi dovete menare, ci mancherebbe altro. Cercate solo di contenervi. Tanto io ogni mezz’ora vengo a vedere come procede.

Senti ma’, l’ingresso è alle 19 tassative. Se qualcuno bussa prima non lo fa’ entra’.

Va bene.

Ore 18.40. Suona il campanello. Riccardo, da sopra: non è ora, si entra alle 19! Ma’, non apri’!

Da fuori: Michi fa freddo, aprici!

Ne entrano 25 circa; ma mica uno alla volta! Tutti insieme, come quando aprivano le porte del Mythos, come al concerto degli U2.

Riccardo: levatevi tutti le scarpe! Ma come? protesta qualcuno dalle retrovie. O vi levate le scarpe o non salite.

Sistemo le ultime cose e prima di andare da Carlo, due portoni prima del mio, salgo a salutare. Sono già tutti su di giri. Fantastico, penso.

Ore 20.40, prima incursione. Hanno già divorato 5 kili di carbonara, 2 e mezzo di amatriciana e una cinquantina di fettine panate. I piatti sono dappertutto, anche le posate, i bicchieri, i tovaglioli, i biscotti, le foglie della stella di Natale e la terra del ficus. Le stanze sono tutte occupate e l’atmosfera è fichissima.

Ore 22.00, seconda incursione. Appare il secchio del mocho in ingresso. Come mai quel secchio? È caduta la Coca-Cola in salotto e si è appicciato tutto sotto i piedi.

Sono tutti galvanizzati ma in ottima forma. La musica è persino sostenibile.

Continuano le incursioni. Tutto un casino ma davvero esattamente come deve essere. Mamma è tutto ok, solo che il pavimento sopra è praticamente nero e tutto incollato. Va bene, va bene, mi accontento.

Ore 24.00. Botti ovunque, baci e abbracci. Situazione sotto controllo, tutti sulle loro gambe, tutti che esultano. Auguri Ma’. Auguri amo’. E Rocco? Arriva, trafelato. Ma’, in camera mia ce ne stanno na decina! Ok, auguri però! Sì, auguri! stanno tutti sul letto! E dammi un bacio, dai! Sì, sì.

Ore 1.40. Ultima incursione. Li trovo con gli stracci in mano e le buste nere per l’immondizia. Ma’, mo puliamo e poi ci mettiamo a dormire. Sì, ma quanti ne restano? Boh, saremo na quindicina. Ok, spegnete la musica però ché è tardi.

Sì, ma’, statti tranquilla.

Percorro i due metri che mi separano da casa di Carlo un po’ incredula ma sollevata. Tutta l’ansia accumulata pensando alla nottata che avrei dovuto affrontare, alla responsabilità su tutti quei ragazzi, piano piano si dirada. Dopo un’ora mi affaccio alla finestra: tutto tace.

Ore 10.30, 1 gennaio.

Senti ma’, mo puliamo, rimettiamo tutto a posto e veniamo a pranzo.

Siete già svegli? Da mo’! Non venire, ci pensiamo noi!

Sempre più stupita comincio a pensare che sti quindicenni di oggi sono proprio bravi.

Ore 13.30, pranzo.

Manca il riso soffiato del cane. Ma’ prendilo tu, non mi va di tornare a casa mo’. Ok. Non metto neanche la giacca, tanto devo fare 10 metri. Infilo la chiave e trovo uno sgabello davanti alla porta d’ingresso. Il piano di sotto, tuttavia, è decente; il mio letto, addirittura, rifatto. Salgo su, non c’è un mobile al posto suo ma i pavimenti sono puliti, salvo le scale. E ma’, finiamo dopo pranzo, statti tranquilla. Mi raccontano della serata, si sono divertiti tantissimo. Una festa epica anche se, ad un certo punto, hanno fatto la guerra con i pan di stelle.

E mentre raccontano, mi sale un amore, ma un amore talmente potente che non riesco a contenerlo e insieme, una gioia smisurata:

CHI PULISCE A CAPODANNO, PULISCE TUTTO L’ANNO!

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