Il suono del silenzio

Di questi giorni, quello che impressiona è il silenzio. Le strade deserte trafitte dal vento ne esaltano la potenza. Il vento si insinua nei ponteggi, accarezza i fili d’erba novella lungo i perimetri delle case ancora dirute, lascia la polvere danzare nelle piazze, i teli dei cantieri volteggiare come bandiere sdrucite.

Di questi giorni, il silenzio è ancora più invadente. E il vento non basta a mortificarlo. Lo esalta, piuttosto. Dove sono le voci del quotidiano, l’eco delle radio accese, i clacson?

Rinchiusi tra quattro mura, i suoni della vita che procede aspettano di arrancare sulla scena. Un copione che all’Aquila si ripete da undici anni, anche quest’anno fotocopia dell’anno zero.

Sono i suoni che la Città aspetta come ossigeno che il vento li diffonda, in ogni angolo, in tutti i quartieri. Che escano dai camini, dalle bifore, dagli scantinati, dai portoni spalancati.

Il nostro è un virus ante litteram che si alimenta di una nuova paura, di un nuovo dolore, di nuovo ricordo da aggiungere ai tanti che si intrecciano e ci rendono una Comunità, un Paese.

Tutti sullo stesso piano, spogliati del quotidiano, con le orecchie tese in attesa di una voce che ci indichi una speranza da cui ricominciare. In silenzio.

 

L’Aquila, 5 aprile 2020

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