Paga, pa’.

Ultimo giorno utile per effettuare l’iscrizione dei figli al prossimo anno scolastico.

Scadenza: ore 20 del 25 gennaio.

Due figli.

Per il più piccolo, il warning arriva venerdì scorso, intorno alle 10.30. Tempo dieci secondi, esplode la chat della classe con le solite cose tanto pe di’. Ci si spreme a chi fa la domanda più deprimente, quella che ti fa definitivamente perde la fiducia nel genere umano. Prima o poi dovrò prende la briga di metterle su un pezzo di carta da cacciare nei momenti più intensi di crollo dell’autostima.

Butto un occhio alla comunicazione della scuola e, tosto, scova la new entry dell’anno: la tassa d’iscrizione, si paga attraverso la piattaforma PagoPA.

Ciao bollettini postali, ciao ciao bonifici. È stato bello pagare dal telefono. Bello, come tutte le cose che durano poco.

N’attimo, però: magari sull’home banking ho la funzione. Apro al volo l’app et voilà, la funzione c’è! Posso effettuare pagamenti alla Pubblica Amministrazione via telefono. Che figata! Lo faccio dopo.

Ormai lontana anni luce dall’iscrizione del figlio piccolo al prossimo anno scolastico, mi passa proprio dalla testa, inizia a ronzare la chat del primo figlio. Aleggia la tipica ansia che accompagna le uscite di Conte; oh, ma addò sta?

Scusate, ma qualcuno ha ricevuto l’email della scuola per l’iscrizione al nuovo anno? Lo chiedono in sette. No, ancora non arriva. O meglio ai genitori della chat i cui figli si devono iscrivere in quarto, ancora non arriva niente. Ai genitori della chat i cui figli si devono iscrivere in secondo, la comunicazione è arrivata venerdì scorso. Lo so perché i miei due figli frequentano lo stesso istituto. Lo scrivo? No no, non me la sento. Poi riparte il quizzone e ripasso il week end a leggere minchiate. Anzi, sa che faccio, quasi quasi silenzio la chat. Per un giorno, per una settimana, per un anno? Per sempre.

Stamattina, dalle prime ore, il telefono mi diventa na luce stroboscopica. In camera da letto sembra di sta alla Baia degli Angeli. Ma che mi sta a chiama’ qualcuno con insistenza? Prendo il cellulare e ritrovo na ridda de preoccupazioni tutte condensate sulla chat del terzo. Oddio che è successo? Il covid?

No, pare peggio! Ancora non arriva la comunicazione per l’iscrizione al IV. Alle nove, dopo una lunga chiacchierata con me stessa, decido di intervenire. Chiamo una mamma e ci attiviamo con la scuola. Chi sa prima qualcosa, lo scrive sulla chat. Tempo mezz’ora, arriva sta cavolo di comunicazione. È arrivata! È arrivata! Manco i pastori davanti alla grotta il 24 dicembre a mezzanotte. Segue na manciata di anche a me, anche a me. Chiude una che scrive: scusate, ma di cosa state parlando? Fermi eh! Non vi mettete a spiega’ che sennò non ne usciamo vivi! Invio la comunicazione via whatsapp sulla chat e saluto. Ad maiora, c’ho na vita.

Ariparte l’ansia pre DPCM. Evidentemente si so tutti imbattuti in PagoPa. Ormai li conosco. Sale la preoccupazione, si riscaldano gli animi. Ma come? Si deve pagare entro stasera alle 20? Ma è impossibile! Sghignazzo, tanto lo posso fare dal telefono. E allora ciao, mi eclisso.

Passa la mattina, passa il pomeriggio; si fa na certa e mi ricordo che entro le 20 bisogna iscrive sti benedetti figli. So le 21.30, però. Mi sembra di aver letto da qualche parte che la dead line si sarebbe potuta dilatare di qualche giorno, dal momento che le comunicazioni so arrivate pelo pelo.

Vabbé, li iscrivo ora. Riprendo le comunicazioni e cerco le istruzioni per pagare dal telefono, via funzione, sull’home banking. Negativo, non ci sono.

Bene, passo alla procedura via piattaforma, dal pc. So’ convinta. Scarico le istruzioni, na decina di pagine, fronteretro. Sfoglio un po’ e arrivo al dunque: “Il servizio di pagamento dei contributi scolastici è integrato all’interno di Scuolanext – Famiglia. Il Genitore dovrà accedere al solito link utilizzato per verificare ad esempio le valutazioni e le assenze del registro elettronico”. Oh, na premessa: al registro elettronico io, normalmente, accedo dal telefono attraverso l’app che sta a fa l’aggiornamento, proprio oggi. Procedo. Vado nell’area riservata alle famiglie. Digitare nome utente. E chi se lo ricorda? Com’era? Era michi? Boh, proviamo. Nome utente non riconosciuto. Eppure mi ricordo che era michi. Non gli piace. Mi sforzo un attimo e vado a ripescare dall’email la registrazione al portale. Gentile utente michi, e via dicendo. Vedi che c’ho ragione? Arivado nell’area riservata alle famiglie. Nome utente michi. Niente da fa. Illuminazione. Vuoi vede’ che mi prende quello di mio figlio? Nome utente richi. Et voilà, digita password. Eh no, dai. Non me la ricordo. Inserisci codice fiscale. Me la inviano sull’email abbinata. Finalmente entro e salvo nome utente e password, per la prossima volta. Ci siamo. Digito sull’icona Contributi e mi si apre una schermata molto chiara con quello che devo pagare. Figo, penso. Paga subito. Clicco, decido di pagare con la carta di credito. Inserisco i dati e mi dice che per perfezionare il pagamento devo aderire al nuovo servizio di protezione dei pagamenti on line della mia banca, entrando nel sito dell’internet banking.

L’Odissea. E mo’, la password dell’internet banking? Calma, un momento, ragioniamo. Allora, mi ricordo che quando ho cambiato telefono ho dovuto richiedere la password perché, avendola dimenticata non potevo attivare l’app sul telefono e me ne hanno dato una nuova su un pezzo di carta che ho giurato a me stessa di conservare come una reliquia. Sì, ma dove? Dove l’ho messo? Raduno tutte le forze, giro un paio di cassetti, na decina di libri tattici, un portagioielli, sotto i tappeti, tra i maglioni, negli stivali, sotto il microonde, al bagno, nello stanzino. Niente. Non lo trovo. Dovrò riandare in banca.

Mi rassegno, spengo tutto, rimetto la carta di credito nel portafoglio. Che è sta roba? O cacchio, la password. Stava nel portafoglio.

Ariaccendo il computer, arientro nel portale. Ah, no. Prima devo entrare nell’internet banking per generare il nuovo codice per i pagamenti sicuri. Nome utente. Lo so! Password. Sfodero la reliquia e dentro trovo la sorpresa. In realtà custodisce il codice di sicurezza, lunghissimo, per il recupero della password. Digiti il terzo, il quinto, l’ottavo, il dodicesimo, il quattordicesimo numero del codice, scritto piccolo piccolo piccolo su una carta a puntini ini ini bianchi e grigi. Respira, sei a buon punto. Pensi.

La password è stata inserita con successo. Per la verifica, generi OTP presente sulla pagina di accesso al suo smart banking. Genero l’OTP dal telefono, na bomba a orologeria. Fa il countdown sto stronzo. Che già so le 23.30 e so due ore che stai a perde tempo per una cosa che puoi fa’ in cinque minuti; vai a inseri’ il penultimo numero e già ti ha generato un nuovo OTP. E cancella e riscrivi. E che cazzo. Bene, sono finalmente nel mio internet banking e posso finalmente generare il nuovo codice di sicurezza per gli acquisti on line. Prima di passare alla funzione, confermare il proprio indirizzo email. Vai su profilo utente.  Vado, ormai obbedisco supinamente. Per confermare, generare OTP sulla pagina d’ingresso al suo smart banking. E no! NOOOO! Mi posiziono come Usain Bolt sulla linea di partenza; n’occhio sul telefono, l’altro sul Pc; na mano che regge il telefono, l’altra che scrive a memoria e inserisco l’OTP a prima botta. Tiè!

Ottimo, finalmente posso registrare il nuovo codice. Aridanghete. Per registrare il nuovo codice generare l’OTP dalla pagina di accesso all’ home banking, in alto a destra, non lo avevo detto. So scoraggiata, ma forte. S’è fatta mezzanotte, nel frattempo. Procedo ormai, per inerzia. Colpo di scena. Devo generare prima un OTP che legge un QR code e poi, sempre a tempo di record, generare un OTP da inserire sotto il QR code. Stremata, lo faccio per quattro volte.

Finalmente, a mezzanotte e un quarto, posso pagare questa, non la voglio dì na parolaccia, questa benedetta iscrizione.

Paga, pa’, su PagoPA.

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