Tre anni dopo

L’ultima volta che mi hai svegliata, ma’, è stata per dirmi di correre. Per questo mi hai dato un cazzotto nello stomaco, perché dovevo arrivare in tempo.

Io, ma’, un po’ me lo sentivo. Mi dicevano che ero esagerata, pure il primario; che andava tutto bene ché tanto, in quel reparto, stavano tutti dissociati.

Ma tu non eri solo dissociata; tu eri sofferente, inquieta.

Io ti capivo: avevi gli occhi sul soffitto e con le mani cercavi qualcosa nel pulviscolo argenteo trafitto dal sole.

E poi parlavi con nonna, stava lì con te.

Signora, stia tranquilla: c’è un signore nell’ultima stanza che chiama i genitori da 20 giorni.

Sì, ma io nonna, l’ho sentita arrivare. Come faccio a spiegarvelo.

Prima di andarmene, ho pure insistito: guardate che non è solo dissociata. Per favore, avvisatemi, chiamatemi subito.

Vada a riposarsi, è qui dentro da ieri mattina. È tutto sotto controllo.

Io a casa sono tornata, ma’ e a Carlo gliel’ho detto subito: stanotte dormo vestita. Come quando faceva il terremoto.

Mi sono messa a letto con la felpa di Riccardo e i pantacollant e dopo tanto, mi sono addormenta.

Che poi, dormivo ancora al piano di sotto e il telefono non prendeva e allora l’avevo sistemato sulla finestra e avevo controllato che ci fosse il volume, per due volte.

Sei venuta alle 4.20, mi sei entrata dentro dallo stomaco e mi hai spalancato gli occhi.

Ho riacchiappato il respiro e ha suonato il telefono.

Sto arrivando, ho risposto. Sì, venga, si è aggravata.

Sono salita da Riccardo per avvisarlo e mi sono messa in macchina, a cento all’ora. Nella corsa mi ero dimenticata di avvisare Stefano.

Ste, mamma sta morendo, corri. Ma come sta morendo? Ste, te l’avevo detto. Eccomi.

Quando sono arrivata nella tua stanza, mamma bella, ti stavano levando gli elettrodi.

Mi hanno guardata e avevano gli occhi tristi, erano occhi veri. Mi hanno fatto le condoglianze, attenti a ricoprirti il torace.

Mi hai regalato il tuo ultimo respiro, mentre ti baciavo la fronte rimproverandoti per non avermi aspettata.

Avevi gli occhi aperti e nonna ti aveva già presa per mano.

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