Altra storia. Del pulire l’autovettura.

“Allora ragazzi, sabato porto la macchina a lavare. Va da sé che dovete liberarla di tutte le carte cartucce giornalini bottigliette lego e via dicendo che si sono accumulati negli ultimi due mesi.”
“Sì ma’, però al portabagagli pensaci tu ti prego.”
Il portabagagli sinonimo indiscusso di discarica. Ogni volta che lo apro mi vomita addosso qualcosa. Per chiuderlo ci vogliono quattro mani, due per sbattere il portellone e due immediatamente ritraibili per convincere le cose a restare dentro.
Vabbè però abbiamo traslocato da poco poi c’è stato il terremoto e che fai le coperte non ce le metti? poi c’è ristato il terremoto e allora ci metti pure qualcosa da mangiare le scarpe i calzini i guanti i tappi per le orecchie le sciarpe l’aspirina le bottiglie d’acqua un peluche i maglioni.
Vabbè poi ci sono anche un paio di stivali Marlboro country comprati ad Aosta nel 1999 se li scendo magari si spaesano un’altra volta. Vabbè poi li scendo.
“Ti ricordi quella volta che nel portabagagli ci trovasti un’aragosta ma’?”
Si perché il mio ex marito che ha un ristorante ci aveva caricato una cassetta di aragoste, ovviamente vive, ed una da un chilo e due aveva preso lo slancio di coda e si era catapultata fuori dalla gabbia, riparandosi non so se per scelta o se per caso nel buco per gli sci che finiva in uno stretto sacco impermeabile grigio scuro, in genere ripiegato ma all’abbisogna allungabile, abbassando il sedile centrale, per far entrare per l’appunto gli sci, per una metà nel portabagagli e per l’altra nell’abitacolo.
Se la povera aragosta avesse saputo di morire lentamente di caldo, dentro una macchina nera, sotto il sole croato d’agosto, sicuramente avrebbe risalito la cassetta che se lo fanno i salmoni figuriamoci le aragoste, per morire va bene di caldo ma almeno di una morte veloce e per niente vana.
“Goran ma la macchina puzza di pesce che non si tiene.”
“Sarà caduto un po’ di ghiaccio poi la faccio lavare.”
Un giorno, due giorni, tre giorni. Ovviamente io incinta di Rocco. Alla fine è stata la macchina stessa a suggerirmi la presenza di un cadavere facendomi notare che ad agosto il portasci interno è quantomeno bizzarro.
I compact disk, ce ne sono un centinaio tutti sparsi tra il portabagagli e le tasche dei quattro sportelli. Se per disgrazia ne vuoi ascoltare uno devi pregare che il caso a furia di girare lo abbia rimesso nella custodia giusta. Ho ascoltato per un mese di seguito tutti i successi di Lucio Dalla quando invece avevo preso il disco dei Led Zeppelin che ovviamente non erano più al loro posto tanto meno al posto di Lucio Dalla ma ospiti del doppio di Giorgio Gaber Teatro canzone.
I Clash vivono stabilmente nella custodia dei Doors e viceversa, uno scambio alla pari ormai consolidato da anni.
I Red Hot Chilly Peppers sono spariti già da tempo e allora la loro custodia è diventata stabile albergo per Rino Gaetano ribattezzato il paguro.
Jonny Cash, Tom Waits e De Andre’, ma solo Anime Salve, resistono.
Resistono anche, ma sul cruscotto, una rosa ed un ramoscello di mimose. Vietato toccare che magari si smaterializzano.
Che poi sotto il pianale del portabagagli che funge da coperchio c’è pure il vano del ruotino, uno scrigno praticamente.
Se non ricordo male, l’ultima volta che l’ho aperto, c’erano dentro un pungyball sgonfio di Decathlon, un libriccino di una messa del 1983 con la copertina di plastica trasparente, ricordo di mia nonna preso in prestito da Riccardo ed una bottiglia di Prosec, il vino dolce croato che a naso sta lì dal 2013 e il cui contenuto ormai farà i buchi per terra, essendosi arroventato, ghiacciato, arroventato, ghiacciato, arroventato, ghiacciato, arroventato, ghiacciato, arroventato.
Se ne ho voglia, libero anche lo scrigno ma sotto i sedili non ci guardo che quando ho venduto la macchina vecchia, ci stavano due wurstel monchi rinsecchiti ed una patatina fritta a bastoncino.
Quando li vidi, pensai alla Luisona la mitica pasta stantia meramente ornamentale di Bar Sport con la differenza che i reperti alimentari presenti nella mia macchina erano salati e non incutevano lo stesso timore riverenziale.
Insomma, sabato laverò la macchina e un po’ di ricordi. Per tutta la prossima settimana avremo l’impressione di aver sbagliato Mercedes ché all’Aquila ne girano più delle Panda.
Capiremo che è la nostra solo rimirando le fiancate mirabilmente ricamate ed i bozzi ed il logo incastonato nella mascherina che un simpatico avventore ha rotto il terzo giorno dal mio acquisto.
Ricompariranno timidamente, tra una decina di giorni, le carte dei panini e le briciole sui sedili. E pian piano tutta casa.
E le racchette per fare trekking ché d’estate si sa, la montagna non scappa.

 

 

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